Parigi, la “PMA per tutte” e la Manif 2020. Osservazioni critiche

manifestation de « Marchons enfants » contre le projet de loi bioéthique. a Paris le 19/01/2020 Photo sebastien soriano/ Le Figaro

Euforia nei ranghi dei prolife francesi e italiani: ieri, all’antivigilia dell’arrivo del testo della nuova Legge Bioetica nell’aula del Senato, decine di migliaia di persone141mila secondo la Prefettura, “centinaia di migliaia” secondo altri. hanno manifestato a Parigi, sfilando da Place de la Résistence fino a Place de l’Opéra.

Gli organizzatori hanno annunciato nuove manifestazioni per i giorni del dibattito parlamentare, ossia nelle serate di domani e dopodomani (21 e 22 gennaio): difficile dire quale esito possano sperare codeste manifestazioni, laddove in un passato non remoto analoghi cortei, perfino piú nutriti, non hanno neppure intralciato l’iter parlamentare2A confronto, anzi, si può dire che il Family Day italiano del 2016 sia stato un successo, perché solo l’ostinata volontà politica di Matteo Renzi ha fatto attraccare in porto la Legge Cirinnà, il cui iter era stato ostacolato dalle operazioni giornalistiche sul figlio comprato da Sergio Lo Giudice, nonché dai voltafaccia dei grillini rispetto al Pd (all’epoca in cui ancora giuravano che mai ci avrebbero governato insieme). Non era scontato, non è stato banale e il senatore Renzi ne ha pagato politicamente il fio..

Agnès Thill, deputata macroniana,
in testa al corteo

Non è che si voglia fare disfattismo, e anzi è sempre giusto opporsi all’oppressione, in un certo senso lo è perfino di piú quando non ci sono speranze di incisività concreta e misurabile. Poiché però mi sembra di registrare un certo autocompiacimento nel semplice constatare come si riesca a mettere in piedi una manifestazione (quasi che questo sia lo scopo dell’attivismo prolife), e poiché la situazione in Francia è sensibilmente meno schierata partiticamente (non c’era solo l’eurodeputato repubblicano François-Xavier Bellamy: in testa al corteo sfilava la deputata macroniana Agnès Thill), riporto la cronaca che Agnès Leclair ha scritto per il Figaro di oggi.


di Agnès Leclair

«PMA, GPA: non vogliamo!», «Una madre, un padre: elementare»: gli oppositori alla PMA per tutte non si dànno per vinti. Domenica 19 gennaio, in un’atmosfera di famiglia, sono venuti da tutta Francia per scandire nelle strade di Parigi la loro opposizione al progetto di legge di bioetica che fra due giorni sarà in esame al Senato.

Con l’iniziativa dell’adunata, il collettivo “Marchons Enfants!”, che riunisce 22 associazioni (tra cui la Manif pour Tous), sperava di mobilitare almeno tante persone quante se ne sono viste nella precedente manifestazione, il 6 ottobre. Domenica sera il collettivo rifiutava di annunciare una stima, con questo breve comunicato dei responsabili:

Non vogliamo entrare in una nuova polemica su cifre fantasiose.

La Prefettura di polizia, da parte sua, ha stimato in 41mila il numero dei manifestanti – e questa sarebbe una stima vicina a quella effettuata per l’ultimo ritrovo di Marchons Enfants! (42mila persone). L’agenzia indipendente Occurrence, da parte sua, annuncia una cifra di 26mila manifestanti, ben al di sotto del computo di 74.500 persone rilevate nella manifestazione di ottobre.

Il corteo si è snodato a partire dalle 13 da Place de la Résistence (nel Settimo), sul Lungosenna, e ha raggiunto Place de l’Opéra. Quasi un centinaio di pullman, cosí come una ventina di treni – stando agli organizzatori – sono stati noleggiati per raggiungere la capitale. Circa mille volontari mobilitati per il servizio d’ordine.

A metà del pomeriggio, si poteva constatare che diverse migliaia di persone partecipavano a questa manifestazione brandendo cartelloni: «I nostri figli non sono delle cavie», «Denominazione di origine incontrollata».

Gli oppositori alla PMA per tutte contano di fare una dimostrazione di forza prima dell’esame del progetto di legge al Senato, martedí 21 gennaio (il testo è già stato votato in prima lettura dall’altra Camera). I senatori, riuniti in commissione speciale, hanno già adottato l’8 gennaio il testo, compreso l’articolo 1 sulla PMA, malgrado l’ostilità di una parte della destra, maggioritaria al Palais du Luxembourg [la sede del Senato, l’omologo di Palazzo Madama, N.d.R.].

Nel corteo erano presenti diverse personalità politiche, in particolare Agnès Thill. La deputata ritiene che la commissione speciale del Senato abbia aggravato il testo.

Abbiamo anche incontrato Audrey e Johanne, due studentesse universitarie di agraria che sperano ancora nel ritiro della legge. La PMA per tutte e la GPA non sono per loro né moralmente né eticamente corrette. Non si sentono indietro rispetto alla loro generazione, che pure è largamente favorevole all’apertura della PMA. Per loro

Audrey e Johanne, due studentesse di Agraria
che si oppongono alla PMA

le accuse di omofobia non c’entrano niente: cosí è troppo facile.

André, medico nella Drôme e gilet giallo, teme l’avvento di un enorme mercato della procreazione, e protesta:

Dovremo rifondare milioni di euro di PMA mentre non abbiamo di che finanziare la sanità.

Sophie, madre di quattro figli e nonna, è venuta dalla regione di Lille. Ha partecipato a tutte le Manifs pour Tous. Spera che i senatori «si sveglino». Per lei, oggi si parla di ecologia ma non abbastanza di «ecologia umana».

Mentre passano davanti a Palazzo Bourbon [l’omologo francese di Palazzo Montecitorio, sede della Camera Bassa, N.d.R.], alcuni manifestanti hanno fischiato l’Assemblea. Un marsigliese venuto a Parigi apposta per la manifestazione ha parlato con noi: «Prima l’interesse del bambino». Per lui, il fatto stesso che dei manifesti anti-aborto e anti-PMA siano stati rimossi dalle stazioni su disposizione del Comune di Parigi mostra «che c’è un vero problema» e che il governo cerca di «imbavagliarli».

Il clima è stato calmo per tutto il corso del corteo. Nella folla un manifestante armato di cartellone con su scritto “La medicina serve a curare” ha dichiarato di difendere «una visione dell’uomo e della società» che sarebbe «giusta da capo a piedi». Per lui

la medicina non è fatta per rispondere ai bisogni di ciascuno, ma per rispondere a bisogni terapeutici, vale a dire ai problemi di fertilità in una coppia eterosessuale, e non per la creazione di una struttura artificiale con un bambino che de facto sarà senza padre.

In prossimità di Avenue de l’Opéra, davanti a Place Colette, una contro-manifestazione pro-PMA si è raccolta per denunciare una manifestazione omofoba. Una trentina di persone che teneva uno striscione con la scritta “Basta omofobia” e dei cartelloni con su scritto “Maria madre surrogata” e “Meglio due madri che un padre di merda”.

A Place de l’Opéra, i responsabili dell’associazione hanno poi tenuto dei discorsi ostili all’estensione della PMA a tutte le donne. Lungo il percorso Ludovine Dutheil de La Rochère, presidente della Manif pour Tous, ha gridato: «Non molliamo affatto! Viva la paternità!»

Nel frattempo, interpellato dal nostro giornalista Vincent Roux, l’eurodeputato repubblicano François-Xavier Bellamy ha deplorato:

Si ha oggi la sensazione che il dibattito sia interdetto, e che il fatto di opporci ci valga la qualifica di retrogradi e di persone incapaci di accettare la modernità.

Egli ha poi sottolineato la calma nella quale si è svolta la manifestazione:

Non si è visto un solo atteggiamento sopra le righe, non una sola parola aggressiva verso chicchessia.

Il deputato all’Europarlamento insiste sul fatto che occorra dar prova «di un po’ di saggezza» a fronte della volontà

di utilizzare le tecniche mediche non per guarire i nostri corpi malati ma per forzare corpi in buona salute al di là dei propri limiti.


Insomma, il problema non è che si manifesti, ma che (purtroppo) non si sia capaci di farlo in modo pienamente cosciente, coerente e coeso. È stato di sollievo scorgere nelle parole di Thérèse Hargot un coraggioso J’Accuse che ha avuto il merito di scoprire sinteticamente gli altarini dei manifestanti. Eccolo di seguito:


di Thérèse Hargot

Opporsi alla PMA senza padre e accettare la PMA per le coppie eterosessuali è ideologicamente incoerente. È un processo che non guarisce la patologia, bensì ovvia mediante un procedimento tecnico a un’incapacità dei corpi a riprodursi per rispondere a un desiderio di figli. 

La Manif pour Tous si preoccupa che la medicina diventi una erogatrice di servizi, che non cerchi più di guarire bensì di rispondere a un desiderio; ma è già un mezzo secolo che è così, a partire dal diritto alla contraccezione e all’aborto. 

Da quando i medici possono prescrivere un medicinale – la pillola – per delle donne che non sono malate e che anzi sono in cosí buona salute da potersi riprodurre, o da quando possono interrompere una gravidanza che non presenta alcun rischio per la vita della madre o del bambino, la medicina ha già conosciuto questa trasformazione che sembra irreversibile. 

Ci si preoccupa che sopraggiunga il regno del desiderio e che non esistano piú i limiti della natura. Questo mondo, però, è esattamente quello vagheggiato nel Maggio ’68: «Un figlio se voglio, quando voglio e come voglio».

Thérèse Hargot

Ci si preoccupa della scomparsa del padre, ma è da un bel pezzo che il padre è stato evacuato dalla questione della riproduzione! Almeno fin da quando la gestione della fertilità è stata resa – a base di pillola e di aborto – una “cosa da donne”: l’uomo non ha mai parola in merito. In seguito, le procreazioni medicalmente assistite con donatore anonimo per le coppie uomo-donna hanno definitivamente archiviato l’importanza del padre biologico.

Di fatto, quando si afferma che la genitorialità è una questione di desiderio invece di pensare il figlio come il frutto potenziale di una relazione sessuale tra un uomo e una donna, la procreazione medicalmente assistita per le coppie di donne e per donne single non è che un passo in piú, di certo non un cambiamento profondo della società.

In altre parole, c’è una coerenza ideologica dalla contraccezione massiva delle donne alla gestazione per altri, passando per il diritto all’aborto, alle procreazioni medicalmente assistite per le coppie uomo-donna, per le coppie di donne e per le donne single.

Insomma, un po’ d’integrità intellettuale! O si accetta tutto il pacchetto della liberazione sessuale oppure si fa collassare questo sistema ideologico attaccandolo alle radici e proponendo un altro modo di vivere la sessualità.

Stay tuned.


Thérèse Hargot sta per pubblicare un nuovo libro3Nel quale intende “lanciare un allarme” contro derive che – a suo avviso – porteranno a una crisi inedita dei rapporti tra i sessi, e anche dei rapporti sessuali., ed è a questo che si riferiva nel sibillino “à suivre” con cui concludeva il post, ma la questione della deontologia medica e della sua percezione pubblica è quanto mai seria. Meglio di lei, e piú autorevolmente4Per quanto con una criticità che sottolineeremo tra poco., l’ha sollevata l’Arcivescovo di Parigi, mons. Michel Aupetit, che il 15 gennaio aveva rilasciato un breve e tagliente comunicato. Qui di seguito:


di mons. + Michel Aupetit

Se noi taciamo grideranno le pietre.

Cf. Lc 19,40

Dopo aver cominciato a distruggere il pianeta, sfigureremo la nostra umanità? Chi oserà alzare la voce?

Mentre il Senato esamina il progetto della legge bioetica, urge una presa di coscienza. Da anni, ci impegniamo sempre piú verso una deriva mercantile di Paesi ricchi che si concedono il lusso di organizzare un traffico eugenista con l’eliminazione sistematica dei piú fragili, con la creazione di embrioni transgenici e di chimere.

+ Michel Aupetit

Com’è possibile che la nostra società, cosí scrupolosa (giustamente!) quanto al rispetto dell’ecologia ambientale, lo sia cosí poco quando si tratta di umanità? Tutto è connesso.

Lo ripeto una volta di piú: il figlio è un dono da ricevere, non una cosa dovuta da fabbricare. L’assenza di un padre è una ferita che si può subire, ma che è mostruoso infliggere volontariamente.

Come ha recentemente ricordato il Consiglio permanente della Conferenza dei Vescovi di Francia, bisogna garantire in nome della libertà il diritto all’obiezione di coscienza in questi àmbiti.

Il Legislatore ha ancora tempo di ricredersi, di osare superare le pose ideologiche, e tutti i cittadini hanno ancora modo di far ascoltare la voce del buonsenso, della coscienza e della fraternità umana.


Come si vede, nel comunicato di mons. Aupetit ricorrono due delle tre parole della devise républicaine – “liberté” e “fraternité” – perché “égalité”, la seconda, da sola, è stata fallacemente invocata per fondare il progetto di legge.

Era il 15 gennaio, e dunque il monsignore esortava i francesi alla manifestazione di piazza. Pensava pure a proteggere i colleghi medici, come si vede dall’appello al “diritto all’obiezione di coscienza”: è tuttavia tutt’altro che pacifico, in filosofia del diritto, che esista un tale diritto. L’obiezione di coscienza si autoafferma e non può essere tutelata da una legge che contestualmente viola altri diritti: cosí avviene ad esempio nella famigerata Legge 194/1978, nel cui testo l’unico diritto ad essere tutelato è appunto quello all’obiezione di coscienza, ma nel cui spirito (cioè nella ricezione pubblica e giurisprudenziale) essa – l’obiezione di coscienza – appare e viene denunciata come “l’intrusa”, «l’infâme à écraser».

È compito della coscienza tutelare il diritto nelle leggi (e se necessario anche dalle leggi), ma quando essa chiede di essere tutelata dalle leggi che stuprano altri diritti abbiamo di solito il sintomo di un disordine. Ha ragione Thérèse: non si può evitare l’utero in affitto se si accetta la contraccezione. E neppure ci si può accontentare di “arginare i danni” evitando una persecuzione sociale contro i forti a spese dei deboli.

Su queste cose dovremmo riflettere, credo, invece di gongolare per il fatto che saremmo (ancora) capaci di portare migliaia di persone in piazza.

Note   [ + ]

1. 41mila secondo la Prefettura, “centinaia di migliaia” secondo altri.
2. A confronto, anzi, si può dire che il Family Day italiano del 2016 sia stato un successo, perché solo l’ostinata volontà politica di Matteo Renzi ha fatto attraccare in porto la Legge Cirinnà, il cui iter era stato ostacolato dalle operazioni giornalistiche sul figlio comprato da Sergio Lo Giudice, nonché dai voltafaccia dei grillini rispetto al Pd (all’epoca in cui ancora giuravano che mai ci avrebbero governato insieme). Non era scontato, non è stato banale e il senatore Renzi ne ha pagato politicamente il fio.
3. Nel quale intende “lanciare un allarme” contro derive che – a suo avviso – porteranno a una crisi inedita dei rapporti tra i sessi, e anche dei rapporti sessuali.
4. Per quanto con una criticità che sottolineeremo tra poco.

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