Quel vizio “politically correct” di scaricare sull’uomo le colpe dei guasti ambientali

di Patrice de Plunkett1Articolo apparso sul blog dell’autore col titolo Climat ? Ce n’est pas “l’humanité” qui est en cause: c’est le capitalisme libéral [Clima? A essere chiamata in causa non è “l’umanità”, è il capitalismo liberale.

“L’umanità prosciuga la terra”, titola in prima pagina Le Monde (a caratteri cubitali] interpretando il rapporto dell’IPCC secondo l’ottica del politicamente corretto: prendersela con le persone, non con le strutture economiche… Il suo quasi omonimo Le Monde diplomatique è di un altro avviso – nettamente più vicino alla realtà.

Incriminare la specie umana, e non il sistema economico che col suo estrattivismo sfrenato mette sotto pressione il pianeta, è la scelta – razionale – dei liberali2Senza dimenticare la frazione cattolica franco-americana che, negando il fenomeno climatico, prende a pretesto di questo negazionismo gli slogan antinatalisti degli uni e degli altri. (Malthus è uno dei loro Founding Fathers). Anche a costo di fingere di accettare il nuovo concetto di antropocene: l’era a partire dalla quale l’ecosistema terrestre viene trasformato dall’attività umana… Ed è anche, su un piano irrazionale, la posizione dei misantropi di ultradestra detti “survivalisti”…

È quanto denuncia Jean-Baptiste Malet su Le Monde diplomatique di agosto. Un estratto:

Che rivolgano delle suppliche ai potenti sotto le dorature dei loro palazzi o che si ritirino in comunità spiritualistiche, [i fautori più estremi di questa posizione] condividono la stessa visione del mondo, saldamente fondata sull’opposizione astratta tra due categorie, “la natura” e “l’umanità” […]. «Mi inquieta molto la capacità del concetto di antropocene di rafforzare questa vecchia farsa borghese secondo la quale la responsabilità dei problemi provenienti dal capitalismo ricadrebbe sull’umanità tutta intera», osserva Jason W. Moore, professore dell’università di Binghamton (stato di New York) e coordinatore della rete di ricerca sull’ecologia-mondo. Alla nozione di antropocene [Moore] sostituisce quella di capitalocene: la sregolatezza climatica proviene da un regime economico che riposa sulla estrazione di materie prime e sull’appropriazione di energia non pagata, una predazione a lungo considerata come un fatto scontato, nella natura delle cose. È questa strategia di utilizzo a basso costo di risorse non rinnovabili, sulla quale si fonda l’accumulazione illimitata3Realtà che il capitalismo liberale cela sotto il termine “crescita” (anch’essa illimitata)., che sta per terminare, e non l’umanità.

Conclusione di Le Monde diplomatique: il tracollo che andrà a prodursi, e al quale dobbiamo prepararci, sarà quello «delle relazioni di potere che hanno trasformato gli esseri umani e il resto della natura in oggetti messi al servizio gratuito del capitalismo».

P.s. – Erede di una tradizione anticlericale, Malet accosta gli annunci della fine del mondo (collassologia nella versione di Cochet o di Servigne) alla nozione giudeo-cristiana di apocalisse. Un errore da parte sua, comune alla corrente postmarxista! L’apocalisse cristiana non è in alcun modo una “fine del mondo” dato che il Figlio – co-Creatore eterno –  con la sua incarnazione nella materia e la sua resurrezione si è fatto la cellula inaugurale del mondo a venire, “cieli nuovi e terra nuova”: un mondo trasfigurato ma non dematerializzato, del quale parla l’ultima affermazione del Credo! Cristo nel Vangelo sottolinea, con forza e insistenza, che l’uomo sarà giudicato sul suo sostegno ai poveri e ai deboli, e che entrare nel Regno è più difficile per i ricchi che per gli altri… Come dice il Papa, l’escatologia cristiana si coniuga perfettamente con la resistenza (urgente e necessaria) all’idolo del Denaro.

Note   [ + ]

1. Articolo apparso sul blog dell’autore col titolo Climat ? Ce n’est pas “l’humanité” qui est en cause: c’est le capitalisme libéral [Clima? A essere chiamata in causa non è “l’umanità”, è il capitalismo liberale.
2. Senza dimenticare la frazione cattolica franco-americana che, negando il fenomeno climatico, prende a pretesto di questo negazionismo gli slogan antinatalisti degli uni e degli altri.
3. Realtà che il capitalismo liberale cela sotto il termine “crescita” (anch’essa illimitata).

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