Culto e/è cultura, i massoni francesi insorgono contro l’Arcivescovo di Parigi

A tv grab shows French president-elect Emmanuel Macron arriving to deliver a speech in front of the Pyramid at the Louvre Museum in Paris on May 7, 2017, after the second round of the French presidential election. Emmanuel Macron was elected French president on May 7, 2017 in a resounding victory over far-right Front National (FN - National Front) rival after a deeply divisive campaign, initial estimates showed. / AFP PHOTO / AFP TV / STRINGER

Mentre sabato sera seguivo in diretta la Santa Messa presieduta da mons. Michel Aupetit nella Vigilia dell’anniversario dalla dedicazione di Notre-Dame de Paris, e in particolare quando ascoltavo la bellissima omelia dell’arcivescovo1In questo caso, sembra brutto augurarsi di vederlo presto ornato della Porpora Romana perché la ragione più evidente per cui non si è ancora udito il suo nome in un concistoro è la consuetudine secondo la quale non si ammettono due cardinali in un’unica sede – e quindi fintanto che il Card. André Vingt-Trois sarà vivo difficilmente Aupetit sarà creato cardinale (per quanto non si tratti certo di materia dogmatica…)., mi stupivo del piglio della stessa, che di quando in quando si faceva così assertivo da parere battagliero. In particolare sul passaggio relativo al poliptoto di “culto” e “cultura” avevo l’impressione che mi sfuggisse qualcosa del sottotesto e del contesto.

Se infatti era facile indovinare una presa di posizione riguardo a quanti – nella discussione sulla “legge d’eccezione” al vaglio del governo francese – tuttora vorrebbero estromettere la Curia diocesana da ogni partecipazione al tavolo dei bottoni per la ricostruzione della Cattedrale, ciò non mi pareva sufficiente a innescare un’alzata di voce da mons. Aupetit. Lo abbiamo visto anche recentemente, quando lo stesso ha preso parola nel delicato Affaire Lambert: contenuti estremamente fermi espressi in forme incredibilmente dialoganti. Oggi invece ho letto su L’Opinion un articolo di Jean-Dominique Merchet (datato 17 giugno, ossia ieri) che mi ha dischiuso la vista di altri argomenti. Propongo perciò, come in un dittico, la traduzione integrale dell’omelia di mons. Aupetit e quella dell’articolo sui massoni francesi – i quali hanno esatto dall’Eliseo (e incassato) che la legge-feticcio del laicismo francese, la celebre “loi de 1905”, non venisse rimaneggiata in senso conciliante2Una delle aspirazioni politiche di Macron, come si evinceva già qui e qui. in vista della regolamentazione di un “Islam di Francia”.


“Dedicazione” viene da “dedicatio”, che significa “consacrazione”. La dedicazione è la consacrazione di una chiesa al culto divino. Ciò che ogni anno celebriamo in occasione della “dedicazione” è la ragione profonda per la quale la cattedrale di Notre-Dame è stata edificata: manifestare lo slancio dell’uomo verso Dio.

La cattedrale è nata dalla fede dei nostri antenati. Essa manifesta la fiducia nella bontà di Cristo, il suo amore più forte dell’odio, la sua vita più forte della morte, nonché la tenerezza dei nostri genitori per la Vergine Maria, sua madre, che egli ci ha affidato come il suo bene più prezioso proprio prima di morire sulla croce.

Questa cattedrale è nata dalla speranza cristiana che arriva ben al di là di una piccola vita personale centrata su di sé, per entrare in un progetto magnifico al servizio di tutti, proiettandosi parecchio oltre il limite di un’unica generazione.

Essa è nata anche dalla carità, poiché è aperta a tutti: essa è il rifugio dei poveri e degli esclusi, che qui trovavano la loro protezione. Del resto l’Hôtel-Dieu, che è sempre stato associato alla cattedrale, era il segno di quest’accoglienza incondizionata dei poveri e dei malati.

Ci vergogniamo della fede dei nostri antenati? Ci vergogniamo di Cristo?

Sì, questa cattedrale è un luogo di culto, è questa la sua finalità propria e unica. Non ci sono turisti a Notre-Dame, perché questo termine è sovente peggiorativo e non rende giustizia al mistero che spinge l’umanità a cercare un al-di-là-da-sé. Questo bene culturale, questa ricchezza spirituale, non possono essere ridotti a un bene patrimoniale. Questa cattedrale, opera comune al servizio di tutti, non è che il riflesso delle pietre vive che sono tutti quanti vi penetrano.

Possiamo veramente – per ignoranza o per ideologia – sperare separare la cultura dal culto? L’etimologia stessa mostra il forte legame che esiste fra i due. Lo dico con forza: una cultura senza culto diventa una incultura. Basta guardare all’abissale ignoranza religiosa dei nostri contemporanei, dovuta all’esclusione della nozione e del nome stesso di Dio dalla sfera pubblica per il pretesto di una laicità che esclude ogni dimensione spirituale visibile.

Come ogni edificio, la cattedrale comprende una pietra angolare che sorregge l’insieme dell’edificio. Questa pietra angolare è Cristo. Se togliessimo quella pietra, questa cattedrale crollerebbe. Essa sarebbe una conchiglia vuota, uno scrigno senza gioiello, uno scheletro senza vita, un corpo senz’anima.

La cattedrale è frutto del genio umano, è il capolavoro dell’uomo; la persona umana è il frutto del genio divino, è il capolavoro di Dio. Quando queste due realtà si uniscono nella persona di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, si compie allora davvero l’Alleanza fra il trascendente e l’immanente (Cielo e terra). È qui e ora, in questa cattedrale, in ciascuna delle nostre eucaristie celebrate, che si realizza quest’Alleanza, quando la carne di Cristo, condivisa da tutti, ci apre alla vita eterna.

È poco dire che siamo felici di celebrare questa messa per rendere a Dio ciò che è di Dio, e all’uomo la sua vocazione sublime.

Laicità: i massoni hanno “fatto indietreggiare” l’Eliseo

Il Grande-Oriente di Francia si rallegra di essere riuscito, insieme con la “famiglia laica”, a impedire la revisione della legge del 1905 auspicata dall’Esecutivo.

Jean-Philippe Hubsch, grande maestro del Grande Oriente di Francia (GODF), ha recentemente presentato il bilancio dell’“anno massonico”. Al di là della tradizionale difesa della laicità, il GODF si è mobilitato quest’anno sulla questione dei minori stranieri isolati. Esso propone anche, in Rue Cadet a Parigi, un’esposizione del fumettista Boucq su Leonardo da Vinci.

«Li abbiamo fatti indietreggiare!». I massoni del Grande Oriente di Francia non celano la propria soddisfazione, dopo la decisione del presidente Macron di rinunciare a modificare la legge del 1905. «Siamo stati ascoltati dal presidente della Repubblica e me ne rallegro», dichiara Philippe Hubsch, il gran maestro di quest’obbedienza, il quale ricorda che «la laicità è stata la grande battaglia di quest’anno».

Al GODF spiegano che l’allerta è stata data con la comparsa di un articolo de l’Opinion che il 5 novembre svelava le bozze del progetto di legge che intendeva emendare la legge del 1905 sulla separazione fra lo Stato e i culti, col fine di organizzare l’Islam di Francia. «Siamo stati molto attivi, come si è quando vengono toccati i fondamentali» della laicità, spiega Jean-Philippe Hubsch. «Tutte le obbedienze e la famiglia laica si sono unite» per contrastare i progetti del governo. Un appello, detto “dei 113”, è stato lanciato dal Comité Laïcité République, poi la laicità è stata iscritta all’ordine del “grande dibattito” di Emmanuel Macron. 80 parlamentari LREM si sono avvicinati.

Comunque – ci tiene a precisare – «noi non abbiamo mai avuto fra le mani il testo della bozza del disegno di legge». Tutte le discussioni hanno avuto luogo col ministro dell’Interno Christophe Castaner, che ha la delega ai culti. Dopo una cena nel settembre 2018 – dunque prima della comparsa dell’articolo su l’Opinion – i massoni non sono stati più ricevuti dal presidente della Repubblica – ci dicono al GODF.

Se il Grande Oriente si rallegra nell’apprendere che non ci saranno «modifiche sostanziali alla legge del 1905», «questo non ci soddisfa pienamente. La lotta non è terminata». Essa verte su due misure:

  1. l’iscrizione nella Costituzione dei due primi articoli della legge del 19053«La Repubblica assicura la libertà di coscienza. Essa garantisce il libero esercizio dei culti sotto le sole restrizioni enunciate qui di seguito nell’interesse dell’ordine pubblico.
    La Repubblica non riconosce, né salaria, né sovvenziona alcun culto».
    ; e soprattutto
  2. l’abrogazione del concordato che regola i culti in Alsazia-Mosella e gli omologhi che fanno altrettanto nei territori a statuto speciale di Guyana e Mayotte.

Secondo il GODF, la remunerazione statale dei ministri di culto (cattolico, protestante e giudaico) in Alsazia-Mosella costerebbe circa 60 milioni di euro l’anno. «Noi proponiamo che questa somma venga trasferita ai dipartimenti», spiega Jean-Philippe Hubsch, egli stesso mosellano d’origine. Senza dubbio un modo abile e diplomatico di porvi fine. «Fra gli alsaziani-mosellani c’è una confusione tra il concordato e il resto del diritto locale», che concerne la sicurezza, i giorni feriali, il diritto sui fallimenti e sulla caccia. La popolazione è legata a questo “diritto locale” ereditato dall’Impero tedesco dopo il 1918, e i militanti laici non propongono di abrogarlo, limitandosi a puntare alla remunerazione statale dei parroci, dei pastori e dei rabbini.

Rivendicandosi «eredi dei costruttori di cattedrali», i massoni «non potevano restare insensibili» al “dramma” dell’incendio di Notre-Dame. «Questo monumento storico nazionale è un luogo di cultura. Noi non ci vediamo un luogo di culto», spiegano al GODF. Una raccolta di fondi è stata organizzata per aiutare la ricostruzione nel quadro di un «gesto di generosità repubblicana». Obbedienza “liberale e adogmatica”, il GODF raccoglie 54mila membri, l’8% dei quali sono donne. Dieci anni dopo la decisione di aprire il Grande Oriente alle “sorelle”, «più della metà delle logge sono ormai miste».


Chiunque mastichi abbastanza francese da godersi il video della celebrazione eucaristica di sabato 16 giugno 2019 si accorgerà di alcuni rimaneggiamenti aggiunti a braccio dal presule, rispetto al testo ufficiale diramato alle agenzie di stampa: il riferimento al grido eroico-letterario del Quasimodo di Hugo – «Asilo, asilo!» – e il sospirato auspicio del ritorno alla consuetudine dell’Hôtel-Dieu acquistano in tal senso un valore ancora maggiore.

Mi è piaciuto tradurre integralmente l’articolo di Merchet – anche se la stoccata a mons. Aupetit sta soltanto nella parte finale – perché proprio nella visione d’insieme si capisce meglio come l’Arcivescovo abbia ragione a parlare di incultura, e anzitutto secondo aspetti non prettamente religiosi: lo spregio dei principî della democrazia appare evidente quando proprio persone che si riempiono la bocca della parola “République” poi neppure celano di esercitare pressioni lobbistiche dirette da opzioni politiche non parlamentari sul governo di un Paese. Tale spregio si allarga poi al deposito della storia delle popolazioni locali francesi, e si mostra vero una volta di più come per gli ideologi non esistano i popoli ma solo le masse. Nel terzo punto si torna dalla cultura al culto, quando Hubsch afferma con impressionante candore che comunque dell’attaccamento dei bifolchi (delle sue parti) alle consuetudini in materia di curatela fallimentare e diritto di caccia non gl’importa granché, purché si possa “Écr. l’Inf.4Abbreviazione nell’epistolario voltairiano per “Écrasez l’Infâme”, cioè “Schiacciate l’Infame”, ove l’Infame è la religione.. Che ciò s’intenda esplicitamente riferito ai ministri dei culti afferenti alla rivelazione giudaico-cristiana non desta stupore: è quella vera.

Macron deve molto a questa gente e non può “fare l’indiano” quando i massoni vanno da lui a batter cassa: la politica, però, si fa coi voti, e uno dei grandi drammi dei politici europei del momento è proprio che le loro stelle sorgono proiettate dal gotha dei media e da pochi circoli influenti, ma le loro luci sono lontane e fredde, emozionano gli occhi per qualche istante però non scaldano alcun volto. Così tutti quelli che sognano di erigere un “partito della nazione” scavalcando (e quindi oltraggiando) il Popolo e le Popolazioni finiscono rapidamente nella pattumiera del consumismo politico. E ad ogni giro perdiamo calcinacci di cultura dall’edificio della nostra civiltà.


(E difatti ormai François Boucq “celebra” Leonardo da Vinci e questi te lo propinano con la loro ineffabile flânerieo tempora, o mores!)

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1. In questo caso, sembra brutto augurarsi di vederlo presto ornato della Porpora Romana perché la ragione più evidente per cui non si è ancora udito il suo nome in un concistoro è la consuetudine secondo la quale non si ammettono due cardinali in un’unica sede – e quindi fintanto che il Card. André Vingt-Trois sarà vivo difficilmente Aupetit sarà creato cardinale (per quanto non si tratti certo di materia dogmatica…).
2. Una delle aspirazioni politiche di Macron, come si evinceva già qui e qui.
3. «La Repubblica assicura la libertà di coscienza. Essa garantisce il libero esercizio dei culti sotto le sole restrizioni enunciate qui di seguito nell’interesse dell’ordine pubblico.
La Repubblica non riconosce, né salaria, né sovvenziona alcun culto».
4. Abbreviazione nell’epistolario voltairiano per “Écrasez l’Infâme”, cioè “Schiacciate l’Infame”, ove l’Infame è la religione.

1 Commento

  1. Salve!

    La fondamentale differenza fra le persone senza una fede vera
    e quelli con una fede vera, e per fede mi riferisco quasi
    esclusivamente alla fede nel Dio di Abramo,
    è che i primi hanno sempre bisogno di conferme
    e per ottenere queste devono avere conquiste,
    mentre i secondi hanno già in sé la speranza,
    che si rafforza ogni giorno nel loro percorso di fede,
    della vita eterna e con questa speranza possono
    riempire anche la propria vita terrena di amore vero.
    Il vuoto esistenziale che si coglie dal testo dei “massoni”
    è per me abbastanza evidente da confermarmi quello
    che penso e che ho appena scritto.
    Contrapposto alla pienezza del discorso del prelato,
    come intelligentemente fatto, questa differenza
    di contenuti si tocca con mano.

    saluti

    MM

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