Le suore che (non) sono state commissariate perché “pregavano troppo” – e altre leggende

All’indomani della cagnara mossa da alcuni attorno alla bella Lettera dei Vescovi del Lazio ai fedeli affidati alle loro cure1Avranno mai notato che “pater pauperum” è il primo titolo pneumatologico (dico, il primo!) con cui l’antica Sequenza di Pentecoste definisce il “Sanctus Spiritus”? riflettevo con mia moglie sulle resistenze che periodicamente i pastori debbono subire da parte di un gregge indocile che alla caparbietà unisce in formidabile sintesi la superbia di imbastire (sballate) giustificazioni teologiche.

Dinamica delle “pecore mannare” nel gregge di Cristo

Quando il 6 ottobre 1938 Pio XI parlò contro il razzismo ai fedeli del Belgio accorsi in udienza dal Romano Pontefice, sia L’Osservatore Romano sia La Civiltà Cattolica recalcitrarono all’ordine di pubblicare quel testo, e tanto dissero e tanto fecero che alla fine l’integrale del discorso ci fu tramandato (in francese) dalla stampa diocesana (e provinciale) de La Documentation catholique (xxxix, gennaio-dicembre 1938, c. 1459). In Italia si stavano approvando le orride leggi razziali e Oltretevere – dove comunque non mancavano genuini sostenitori del Regime – il non ancora decenne Concordato pareva a molti troppo fragile perché lo si esponesse a uno scontro politico-diplomatico col Governo. E dunque: «Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire»…

Oggi lustriamo pubblicamente quel discorso e ce ne riempiamo la bocca come se non ci fosse mai stata altra posizione, nella Chiesa Cattolica; come se non ci fossero stati ecclesiastici perfino entusiasti del Regime2Papa Ratti parlò, sì, di Mussolini come di “uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”, ma questo non gli avrebbe tolto la libertà di diventare poi il suo più acre nemico in Italia (“Uomo dal collo duro”, disse del Papa il Duce).. Ciclicamente, invece, segmenti non irrilevanti del gregge della Chiesa assumono atteggiamenti di caprina ottusità nei confronti della guida pastorale, sfoggiando invariabilmente quell’“inganno degli uomini” che l’autore della Lettera agli Efesini definisce “astuzia che tende a trarre nell’errore” (Eph 4,15), sempre connotata come “vera intelligenza” e “prudenza” (!). Quando poi, a posteriori, una penna sublime trascrive quegli scontri, viene fuori la delicata risposta del manzoniano Cardinal Borromeo al suo anonimo eppure macchiettistico “cappellano crocifero”:

Oh, che disciplina è codesta, – interruppe ancora sorridendo Federigo, – che i soldati esortino il generale ad aver paura? – Poi, divenuto serio e pensieroso, riprese: – san Carlo non si sarebbe trovato nel caso di dibattere se dovesse ricevere un tal uomo: sarebbe andato a cercarlo. Fatelo entrar subito: ha già aspettato troppo.

La “Chiesa in uscita”, le “periferie esistenziali” e tante altre grandi verità3Che per alcuni (sicuramente troppi) sembrano diventate in questi anni vuote parole d’ordine da agitare per far carriera e facendo illividire d’invidia i loro avversarî.: tutto in una manciata di righe manzoniane. Ma i santi – si sa – sono sempre meglio gestibili da morti che da vivi, e i “laici impegnati” di tutte le epoche sono sempre stati pionieristici nell’arte di adornare le tombe dei profeti uccisi dai loro padri (cf. Mt 23,29-32). Ma quei laici sono precisamente quelli a cui Gesù, furibondo, chiede: «Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?» (Mt 23,33).

Dicevo che proprio all’indomani dell’indocile gazzarra di quanti pretendono di seguire i maestri solo dopo che i maestri abbiano seguito loro mi giungevano gli apocalittici commenti delle solite Cassandre in cerca d’autore alla nomina di un porporato alla Congregazione per l’Educazione Cattolica: «Con tale nomina – proseguiva affettato l’aspirante opinion maker – pensate che la tendenza ad accogliere la cultura LGBT nelle scuole cattoliche sarà fermata o incentivata?

E caso volle che proprio oggi, a distanza di poche ore da quel malaccorto “il tempo lo dirà” con cui l’autore chiudeva il pezzo, sia stato pubblicato da quella stessa Congregazione un bel documento volto precisamente a descrivere (e circoscrivere) lo spazio per un dialogo con i “gender studies. Non che mi faccia illusioni, e del resto la cosa è stata sperimentata più volte: se non possono criticare un documento per quello che c’è scritto lo criticano per quello che non c’è scritto, ovvero per quello che secondo il loro preziosissimo giudizio doveva esserci scritto. Saranno andati a cercare smaniosamente la parola “gay” nel documento, quindi “omosessuale”: vedendo che il testo non conteneva alcuna “apertura” in merito proromperanno in alti lai (è questione di ore, se non di minuti) per “la mancata condanna dell’omosessualismo” e cose simili.

Questa continua e rabbiosa smania di avere sempre un nemico contro cui ringhiare è una delle peggiori piaghe della vita cristiana (soprattutto nell’era dei social, in cui la distanza tra il pensiero e la chiacchiera sembra orribilmente azzerata), ma la trovo particolarmente scandalosa quando si volge al dichiarato ed esplicito fraintendimento peggiorativo di qualsiasi cosa. Mi riempie di tristezza e d’indignazione se ricade nella produzione (più o meno cosciente, ma vieppiù indifferente) di fake news, specie se ad opera di professionisti dell’informazione4Un pensiero al Presidente Rai in carica che su Twitter cominciava il 2019 attribuendo a san Francesco frasi che il Poverello mai ebbe a dire e mai avrebbe potuto pronunciare..

Congregazioni commissariate “per troppa preghiera” e altre fake news

Tra le cose più tristi che ho dovuto leggere in questi giorni c’è stato l’articolo di un noto vaticanista pubblicato su una non ignota testata online: la squallida titolazione scelta dalla Direzione osa inferire che la Santa Sede possa mai attaccare un ordine religioso “perché prega”, e il vaticanista in questione suggerisce malevolmente che giochino una parte in commedia gli “appetiti vescovili per le proprietà della piccola congregazione”. Quest’ultima insinuazione denota meno meschinità che ignoranza, perché manifesta il suo autore per totalmente digiuno del diritto ecclesiastico francese nella gestione patrimoniale dei beni dei religiosi.

Si tratta sempre di scritti a tesi, e la tesi è sempre la stessa: “Bergoglio” starebbe capitanando una rivoluzione eversiva della fede cristiana e per questo dialogherebbe “con tutti tranne che con i cattolici”, punirebbe “i contesti di fede provata” ed esalterebbe “quelli eterodossi”. Ora, sebbene non manchino margini di criticabilità per singoli gesti, per alcune dichiarazioni o per alcune specifiche nomine (ma non mancano in alcun pontificato…) – e su questo stesso blog conserviamo serenamente critiche aperte e ferme a membri dell’attuale “giglio magico” del Santo Padre – l’ossessiva e monomaniacale fissazione per cui “Bergoglio” sarebbe “il falso papa che porta la Chiesa all’apostasia” esula finalmente dal consesso civile e si attesta sul piano dell’interesse psichiatrico.

Mi rendo conto che questa mia posizione mi porta a risultare “non affidabile” per i tifosi di entrambe le curve, ma le tifoserie sono club dalle quote morali troppo esose per le mie tasche (e pazienza se i vantaggi sono talvolta competenti). Riporto qui di seguito – per chi vuole capire qualcosa sulla storia delle suore di Laval – questa dichiarazione in forma di domande e risposte (è tratta dal sito della Diocesi).

Che cosa accade in questa congregazione? Qual è attualmente lo stato della situazione?

La Congregation des Petites Sœurs de Marie è un istituto religioso di Diritto Diocesano (facente capo alla diocesi di Laval).

Mons. Thierry Scherrer

Nel 2010, a seguito di una prima visita canonica effettuata da mons. Thierry Scherrer, vescovo di Laval, in seno alla Congregation des Petites Sœurs de Marie Mère du Rédempteur, i responsabili dell’Istituto sono stati allertati su questioni importanti concernenti l’esercizio dell’autorità e la libertà delle persone in seno alla Congregazione. Da allora, sono sorti profondi disaccordi tra la Congregation des Petites Sœurs de Marie Mère du Rédempteur e mons. Scherrer, Vescovo di Laval, loro Superiore ecclesiastico, riguardo al governo esercitato nella Congregazione.

Altre persone hanno constatato queste disfunzioni?

Una visita canonica del novembre 2016, compiuta da esperti esterni, è giunta alle medesime conclusioni.

Che c’entrano gli EHPAD5Sigla di “établissement d’hébergement pour personnes âgées dépendantes”, ossia “stabilimenti di soggiorno per persone anziane dipendenti”: differiscono dalle case di riposo in quanto sono specificamente attrezzate e qualificate per accudire ospiti non autosufficienti. in questa storia?

Le questioni già datate, in seno alla Congregation des Petites Sœurs de Marie Mère du Rédempteur, hanno oggi delle ripercussioni sulle sue opere, in particolare sulla faccenda degli EHPAD. Tali ripercussioni sono sopraggiunte piuttosto rapidamente dopo la messa in cantiere, nel 2014, dell’associazione Myriam-Saint-Fraimault, associazione nata dal raggruppamento e dalla fusione dei tre EHPAD dell’Istituto delle Petites Sæurs de Marie e di quello delle Sæurs de l’Immaculée Conception de Saint-Fraimbault.

Gli EHPAD non c’entrano assolutamente nulla con la radice delle difficoltà, la quale riguarda piuttosto il governo interno alla Congregazione.

Quali conseguenze si sono date?

La Commissaria Apostolica,
suor Geneviève Médevielle

La Congregazione Romana per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ha preso in mano la situazione dalla diocesi di Laval (che dunque dal 2017 non ha competenza alcuna in materia) ed ha nominato Geneviève Médevielle, suora Ausiliatrice, Commissaria apostolica della Congregazione delle Congregation des Petites Sœurs de Marie Mère du Rédempteur. Il motivo di questo commissariamento risiede nelle «gravi difficoltà in materia di governo e di vita interna dell’Istituto». Il ruolo di suor Geneviève non consiste nell’indagare sulla Congregazione, ma nell’esercitare temporaneamente il governo della stessa in vista di un ritorno alla sua piena autonomia. Alle suore non viene rimproverato né il loro abito né il loro carisma.

E allora a cosa si deve l’abbandono delle suore?

Alcune Petites Sæurs hanno in un primo momento rifiutato di ricevere la commissaria. Poi, dopo che suor Geneviève ha visitato le loro differenti comunità all’inizio dell’estate 2018, le suore hanno deciso unilateralmente di fermare la missione di suor Geneviève e di organizzare un Capitolo per nominare una nuova superiora – capitolo che non è canonicamente valido.

In seguito hanno chiesto di essere sollevate dai loro voti. La Santa Sede ha risposto loro insistendo sulla gravità e sulle conseguenze della loro domanda. E quelle hanno insistito nel mantenere aperta la domanda.

Queste suore hanno successivamente chiesto nuove mediazioni, ma hanno rifiutato le persone designate per incontrarle.

La Chiesa – non potendo trattenere delle religiose contro la loro volontà, e pure non potendo accettare stili di governo contrari allo spirito dell’Evangelo e/o al bene delle persone – ha dunque accordato la dimissione di 29 suore su 35, concedendo un margine di ripensamento. Trascorso tale margine di ripensamento, la congregazione è a questo punto composta da sei suore.

Che ne sarà del patrimonio delle suore? È vero che la diocesi di Laval lo recupererà?

  • I beni della Congregazione appartengono sempre alla Congregazione, che non è stata sciolta. Vale a dire alle sei suore restanti. Quindi no, in nessun modo appartengono alla diocesi di Laval.
  • Il governo di questa congregazione non dipende più dalla diocesi di Laval ma dalla Santa Sede. Suor Geneviève Medevielle, commissaria apostolica, non agisce sotto la responsabilità della diocesi di Laval, la quale non ha più diritto di giurisdizione.
  • La Congregazione è riconosciuta dallo Stato. In quanto tale, i suoi beni e le sue disponibilità finanziarie sono soggetti all’ordinamento. Così «lo statuto delle Congregazioni, se conferisce i medesimi vantaggi fiscali di quelli delle associazioni di culto, comporta altresì delle importanti obbligazioni, essendo le congregazioni collocate sotto la tutela del Prefetto per ogni operazione patrimoniale».
  • «Lo scioglimento della congregazione o la soppressione di ogni [suo] stabile non può essere pronunciato che per decreto, dato parere conforme del Consiglio di Stato» (Articolo 13 della Legge del 1o luglio 1901). I beni debbono essere redistribuiti, sotto la responsabilità del Consiglio di Stato, a delle associazioni omogenee. Dunque non a una diocesi.

Di che cosa vivranno le ex suore? Finiranno per strada?

Secondo le norme della CORREF, ogni dimissione di religioso/a è accompagnata dalla sua congregazione, la quale gli/le dà i mezzi per riprendere un posto nella vita civile. Chiaramente anche qui si farà così. Così se vi sono delle pensioni destinate a delle suore per il loro lavoro passato, esse saranno loro versate direttamente, e inoltre saranno dati loro i mezzi finanziari per sostentarsi per qualche tempo. A tale scopo, suor Geneviève Medevielle ha chiesto gli elementi necessari a un bilancio finanziario.

In attesa di ciò, le suore continuano ad abitare dove hanno abitato finora.

Le proprietà di Castelnau e di Lagardelle saranno vendute?

Soltanto una volta che sia stato stabilito il bilancio finanziario si potrà pensare al destino dei beni. Del resto la Congregazione è riconosciuta dallo Stato ed è collocata sotto la tutela del Prefetto per ogni operazione patrimoniale.

La gestione e la cessione dei beni della Congregazione sono dunque inquadrati dalla legislazione francese.

E le sei suore restanti potranno darli alla diocesi di Laval? E ove queste suore, anziane, morissero, che ne sarebbe dei beni?

Lo scioglimento della Congregazione o la soppressione di ogni [suo] stabile non può essere pronunciato che per decreto, dato parere conforme del Consiglio di Stato. I beni devono essere ridistribuiti sotto la responsabilità del Consiglio di Stato, a delle associazioni omogenee. Dunque non a una diocesi.

La dimissione [delle suore] è una vittoria per la Chiesa?

No: è con grande tristezza che la Chiesa constata come, malgrado numerosi sforzi di mediazione, nessuna soluzione ha potuto essere trovata. Ad ogni modo la Chiesa non può accettare derive [aberranti] nel governo delle Congregazioni che dipendono da lei.

Note   [ + ]

1. Avranno mai notato che “pater pauperum” è il primo titolo pneumatologico (dico, il primo!) con cui l’antica Sequenza di Pentecoste definisce il “Sanctus Spiritus”?
2. Papa Ratti parlò, sì, di Mussolini come di “uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”, ma questo non gli avrebbe tolto la libertà di diventare poi il suo più acre nemico in Italia (“Uomo dal collo duro”, disse del Papa il Duce).
3. Che per alcuni (sicuramente troppi) sembrano diventate in questi anni vuote parole d’ordine da agitare per far carriera e facendo illividire d’invidia i loro avversarî.
4. Un pensiero al Presidente Rai in carica che su Twitter cominciava il 2019 attribuendo a san Francesco frasi che il Poverello mai ebbe a dire e mai avrebbe potuto pronunciare.
5. Sigla di “établissement d’hébergement pour personnes âgées dépendantes”, ossia “stabilimenti di soggiorno per persone anziane dipendenti”: differiscono dalle case di riposo in quanto sono specificamente attrezzate e qualificate per accudire ospiti non autosufficienti.

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