Alyssa Milano, novella Lisistrata pro-choice

L’onda lunga dei pro-life negli USA sta inanellando risultati entusiasmanti dal punto di vista legislativo, facendo venire una crisi di nervi non solo alla Botteri su Rai1 ma pure a parecchi pro-choice d’oltre oceano, più o meno famosi: dopo la trovata isterica di Brian Sims di bullizzare in diretta streaming una donna che recitava il rosario davanti ad una clinica di Planned Parenthood, e che ora rischia il posto da deputato, visto che è partita una petizione per chiedere le sue dimissioni, oggi è la volta di Alyssa Milano, attrice statunitense, che ha twittato: 

I nostri diritti riproduttivi vengono cancellati. Finché le donne non avranno il controllo legale sui propri corpi, non possiamo rischiare la gravidanza. Unisciti a me e non aver rapporti sessuali fino a quando non avremo indietro l’autonomia corporea. È una chiamata al #SexStrike. Condividi.

Sotto una pletora di commenti ironici: non mi pare che il suo appello abbia raccolto tanto consenso. Ma chi può dirlo? Magari sotto le lenzuola di casa qualche femminista ingastrita si negherà davvero al partner perché in Georgia sarà vietato abortire se è già rilevabile il battito fetale.

Al di là della facile ironia, che su queste uscite irrazionali sono pure poco caritatevoli, vista l’effettiva genuina sofferenza che tanta rabbia sta provocando ad una vasta parte della popolazione statunitense (e non solo), questo tweet svela parecchi retro pensieri pro-choice e porta alla ribalta tutte le loro contraddizioni: l’aborto è considerato pienamente ed apertamente un metodo di pianificazione familiare.

Esistono ormai moltissimi tipi di contraccettivi: la pillola estro-progestinica, la minipillola (composta esclusivamente da progestinici), il cerotto contraccettivo, l’anello vaginale, i contraccettivi iniettabili, la spirale IUD ormonale, i bastoncini ormonali impiantabili, nonché il preservativo maschile e femminile e il diaframma. Ci dicono da decenni che sono tutti metodi sicuri, senza (o quasi) controindicazioni, poco costosi, di facilissimo approvvigionamento, soprattutto in un paese moderno come gli USA.

Eppure in Inghilterra è partita l’invocazione alla sterilizzazione maschile già da tempo, come segno d’amore per la propria donna, la quale, passata una certa età e/o raggiunto il numero di figli desiderato, vorrebbe liberarsi dal peso della contraccezione, dalle visite periodiche dal ginecologo per cambiare la spirale, dalle file dal medico per farsi prescrivere la pillola, dalla schiavitù della pastiglia giornaliera, dal malumore, la ritenzione idrica, la spossatezza, il calo della libido, il sovrappeso, l’ipertensione.

Evan Rachel Wood, un’altra attrice statunitense (che spettacolo, queste attrici su twitter! Da popcorn) ha fatto ieri un tweet sarcastico: 

Vasectomie obbligatorie fino a quando non vuoi avere figli. Sono reversibili, quindi… Andiamo ragazzi, salviamo delle vite! Che c’è? È dura no? Perché? Perché è il vostro corpo e noi non possiamo fare questa scelta per voi? Ooooooooooohhhhhhhhh!

Il bello è che poi la Wood ha dovuto specificare che si trattava di ironia, che non voleva invocare la vasectomia obbligatoria per nessuno, perché qualcuno l’aveva presa sul serio. Per chiarire il clima.

71.000 retweet e 220mila mi piace. C’è poco da scherzare, insomma: maschietti, siete avvisati.

Quindi scopriamo all’improvviso (sarebbe meglio dire che il mondo pro-choice scopre all’improvviso) che il sesso ha la controindicazione di provocare gravidanze e che tutti i ritrovati moderni della medicina che ci hanno finora proposti per recidere questo legame di causa-effetto non sono così amabili come vorrebbero farci credere, né così diffusi, se è vero che la restrizione della legge sull’aborto sta mandando ai matti una marea di donne emancipatissime.

Temo, però, che la vera causa di tanta agitazione non sia il disamore effettivo per la contraccezione in casa propria, quanto piuttosto l’idea simbolo che si cela dietro l’aborto: la donna emancipata non rischia di restare incinta inaspettatamente, ma piuttosto commissiona una gravidanza conto terzi mediante utero in affitto, per non farsi venire le smagliature sul seno e sulla pancia. Questa cosa de “il corpo è mio” ha finito per diventare “io sono un corpo” e basta, con la fissazione del controllo assoluto (tentazione femminile universale) che, quando si focalizza sull’oggetto sbagliato, senza limitazioni, finisce per distruggere la donna.

Una come Alyssa Milano, dovesse mai restare incinta per sbaglio, non avrebbe difficoltà alcuna ad abortire dove le pare, eppure sente la legge della Georgia come uno sfregio personale, una ferita profonda: anche solo l’idea di dover subire una gravidanza senza averla programmata le fa scoppiare le vene del collo. Non il rischio, l’idea.

Come l’acqua santa spruzzata sul demonio.

Nel cuore della donna si combatte la battaglia ultima per la salvezza dell’umanità: accogliere la vita, a volte anche nell’incertezza e nella paura, oppure non fidarsi della vita e difendersi uccidendo. Dire sì o dire no. Un grumo di cellule che ripete la creazione e rivive il peccato originale; una tentazione da respingere, un progetto da realizzare.

I pro-choice non conoscono la speranza, che è quella scintilla piccola piccola che basta accendere nel cuore di una donna, in fila per il suo aborto, con un volantino, un sorriso, una preghiera. Questo fanno i pro-life davanti alle cliniche, non giudicano, non insultano, non impediscono.

Una legge restrittiva non è il punto di arrivo, bensì di partenza per continuare a seminare questa speranza, per dare motivazioni sostanziali alle donne per dire sì alla vita. Abbracciamo le tante Alyssa improvvisamente terrorizzate: un figlio è un dono, anche quando è inaspettato.

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Comments:

Una replica a “Alyssa Milano, novella Lisistrata pro-choice”

  1. Salve!

    Certo il culto del corpo il corpo divinizzato ma c’è sempre la
    vecchiaia, hai voglia rimedi estetici… il corpo prima o poi
    ti si ribella contro con artriti, dolori infiniti e sempre nuovi,
    stanchezza, lentezza, perdita della memoria, e per le donne
    in particolare perdita della “bellezza della gioventù”…

    Infatti è proprio qui che si gioca, secondo il mio modestissimo
    parere, la bellezza femminile… ci sono donne anziane
    che hanno vissuto una vita buona che hanno ancora
    un fascino “un’aura” femminile che le rende assolutamente
    attraenti anche se con le rughe o con qualche rotondità
    di troppo… ci sono donne più giovani con la bellezza
    definitivamente rovinata da interventi artificiali
    assolutamente senza femminilità ma solo con
    una caranlità esagerata che se regge fino
    ai 30/40 successivamente diventa ridicola…

    Da uomo non sono in grado assolutamente di capire
    il modus mentale di una donna, tanto è più
    infinito del mio… ma forse posso immaginare
    la tristezza di una vecchia senza figli
    sacrificati per la bellezza del corpo quando
    era giovane.

    saluti

    MM

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