Recite natalizie e “cultura cristiana” a scuola: andare oltre le barricate ideologiche

Poi però quella parte di mondo ateo e anticlericale che si autoescludeva dai festeggiamenti religiosi si è ampliato e, invidiando la gioia genuina che scaturiva dal Natale cattolico e la serenità dei suoi riti, ha ben pensato di copiarne alcuni modi, svuotandoli il più possibile di significato. E così le scuole hanno iniziato a organizzare canti, recite e rappresentazioni sul Natale, attingendo un po’ al repertorio religioso e un bel po’ di più a quello profano, tanto l’importante è la forma, non il contenuto e a Natale basta mettere la parola amore qua e là per sentirsi tutti più buoni.

Poi le rappresentazioni pseudo artistiche a scuola hanno preso la mano a molti insegnanti e dirigenti, forti del fatto che un genitore plaudente è gratis e far fare uno spettacolino pur che sia ai bambini per impegnarli in qualche attività non didattica è un modo furbo per ottenere consenso sicuro tra bambini e famiglie. Ho assistito, nella mia storia di genitore di tre figli, a recite in dialetto romagnolo completamente incomprensibili, a canti del tutto stonati e fuori tempo, a filastrocche sussurrate senza microfono di cui non si è udita nemmeno una parola: in ogni caso lo scroscio di applausi non è mancato, ma mi chiedo a cosa siano servite.

Inoltre i figli passano a scuola un numero di ore esorbitante: alla sera o nel week end, stanno con noi, finalmente, e rivendichiamo il diritto sacrosanto di fare del nostro tempo quello che ci pare. La coartazione alla partecipazione a queste attività para scolastiche è scandalosa, anche perché succede sempre nei momenti caldi del tempo liturgico, come Natale e Pasqua, in cui la scuola si sovrappone senza scrupoli alle attività organizzate, con molto più senso e significato, dalla parrocchia, per cui si deve marinare lo spettacolo veramente a tema religioso del catechismo per partecipare al papocchio brodoso in salsa buonista della scuola.

Non mi piace per niente la tendenza fagocitante della scuola italiana a mettere il naso in tutti gli ambiti, anche quelli che non le competono: che sia laica, ma per davvero! Dall’educazione sessuale agli insegnamenti morali, dal senso civico alle attività artistiche e sportive: di tutto, ormai, vuole occuparsi, e in modo trasversale – interdisciplinare, si dice – in modo che nessuno possa sfuggire ai suoi tentacoli, nemmeno stando molto attenti.

Ora la religione è solo una bandierina sventolata dagli uni o dagli altri a seconda delle proprie convenienze elettorali, ma comunque sempre fuori tema: la visita pastorale di un vescovo, citata dalla dirigente, che passa a dare una spruzzata di acqua benedetta alle testoline cicaleccianti nei banchi e che impiega dieci minuti non è certo invasiva come l’animazione di un presepe vivente, che richiede a occhio e croce almeno una decina di ore di prove e la realizzazione di adeguati costumi, tutti a carico delle famiglie. Bene ha fatto la dirigente di Terni a porre un freno alle megalomanie delle insegnanti che l’avevano proposto.

Se si vuole fare cultura col Natale (cristiano), basta un’ora di religione usata per bene, in cui si racconta cos’è questa festa per noi. Mi risulta che ancora religione si insegni, a scuola. Ma i saggi natalizi non servono a questo: alle scuole andrebbe bene qualunque tema, dalla festa del sole, al giorno della marmotta, tanto lo scopo è solo quello di gestire bambini insofferenti e in evidente e preoccupante crisi di attenzione, abbandonando il nozionismo per forme di intrattenimento più facili (e inutili).

È ovvio che la scuola, dunque, cerchi contenuti con cui vestire una forma didattica, cosa che sembra un controsenso, ma è la realtà: bisogna per forza fare teatro, perché lo dice la buona scuola e perché classi sempre più problematiche (non chiediamoci perché siano così, si aprirebbe un mondo) non si tengono nei banchi e dunque gli insegnanti attingono dal bacino culturale degli studenti per trovare temi accattivanti che raccolgano il favore delle famiglie. La scuola fa marketing di se stessa, anche quella pubblica, e quindi, con l’affievolirsi del senso religioso nelle famiglie, si cercano nuovi argomenti. I paladini della cristianità pensano di ottenere grandi risultati imponendo la recita di Natale anche nelle classi con presenza musulmana, ma il saggio è solo una scatola vuota, i disegnini della Natività sono adesivi attaccati sull’involucro, non passa nessun contenuto. Sempre che ci interessi veicolare contenuti, oltre la parola inclusività (intesa nel senso di “potete venire da noi a fare come vi pare”) o primato culturale (cioè “qui da noi si fa così, se non vi sta bene tornatevene a casa vostra”), cose che comunque con la fede cattolica non hanno niente a che fare.

Il problema non è il tema del saggio, ma il saggio in sé, la pretesa di fare “arte” con temi che non sono scolastici, l’invasività della scuola che vuole l’esclusiva nell’educazione dei bambini, pure nel campo dell’intrattenimento extra scolastico: il corso di ginnastica a pomeriggio, la cena di classe ogni due mesi, la raccolta fondi dell’associazione genitori ad ogni festa, saggi a Natale, Pasqua e fine anno.

Sicuramente la nostalgia per la scuola che ho vissuto io, così essenziale eppure efficace, mi impedisce di cogliere i lati positivi che, anche se non vedo, probabilmente ci saranno in questa moderna raffazzonata didattica, mi scuso se il mio sbuffante sfogo può risultare a qualcuno troppo duro e negativo, ma mi vien da ridere a vedere certe levate di scudi per la difesa della cosiddetta “cultura cattolica” in un saggio scolastico quando proprio quei saggi hanno decretato la morte delle animazioni religiose parrocchiali e annacquato senza rimedio il senso religioso dei nostri bambini. Ma che li vietassero tutti! Chissà quale meraviglioso pregnante senso del sacro potrebbe pervadere un bambino, digiuno di melassa buonista, condotto alla messa di mezzanotte di Natale, a sentir cose mai udite su Dio che, nella sua immensità, si fa piccolo uomo per amore.

E invece niente, protestiamo perché cantino Jingle Bells in classe. Ma tanto poi, chi ce li porta più i bambini alla messa di mezzanotte?

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3 risposte a “Recite natalizie e “cultura cristiana” a scuola: andare oltre le barricate ideologiche”

  1. Si avvicina il Natale e spuntano di nuovo “dirigenti scolastici” che vogliono impedire le recite ai bambini. Solo a me sembra una emerita IDIOZIA? Non si tratta solo di religione, ma di storia, radici, cultura. Viva le nostre tradizioni, io non mollo! Diffondiamo

  2. Posso anche essere d’accordo , ma, dovendosi fare la recita di Natale ( praticamente obbligatoria, in effetti ), ed essendo presentata come recita di Natale, nelle recite di Natale dei miei figli avrei auspicato canzoni che parlassero di Gesù bambino e non Imagine di John Lennon e simili.
    E’ capitato persino, negli anni, che un paio di bambini musulmani , fossero lasciati fuori durante la visita di una bellissima chiesa antica cittadina, per non urtare la loro sensibilità !
    In entrambi i casi, qualche parola l’ho detta, con qualche esito pure, negli anni successivi
    ( le maestre erano in totale buona fede !), ma certo concordo che il portarle i figli alla messa di mezzanotte sia stato di gran lunga più importante.

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