I pompieri al rientro, delicatissimi eroi di tutti noi

Non stavano ammirando gli eroi, ma gli uomini, di una bellezza disarmante, di un’umanità traboccante. Favolosi.

Mi sono chiesta come fanno ad essere così, i vigili del fuoco, o se lo siano davvero tutti: faranno un corso apposito in gestione dei rapporti umani in situazioni critiche? Non può essere solo quello, nessun corso ti insegna un simile sorriso, una tale gentilezza.

Ho pensato che forse questi uomini sono semplicemente realizzati e felici: si sa che il loro stipendio non è un granché e i rischi non mancano mai, come pure gli orari scomodi e gli imprevisti. Ma questi uomini fanno un lavoro pienamente umano: aiutano il prossimo, ogni giorno. A volte spengono incendi, a volte estraggono persone dalle lamiere, salvano gente dalle alluvioni, tolgono macerie, liberano passaggi critici, intervengono nelle situazioni di emergenza, dove c’è pericolo e serve il coraggio e la forza. Per lavoro, risolvono guai. E sono bravissimi a farlo.

Quando dico a mio marito “ho bisogno di aiuto”, egli scatta in piedi istantaneamente, sempre pronto a venirmi in soccorso, mentre si arrabbia non poco quando vede che sbuffo e fatico, ma cerco di arrangiarmi: per un uomo, aiutare in qualche faccenda pratica è fonte di grande soddisfazione, è realizzazione di sé.

Viviamo tempi in cui ci vergogniamo a chiedere aiuto, un po’ per il mito dell’autosufficienza, un po’ perché ci fanno credere che essere nei guai sia una cosa disdicevole e biasimevole: senz’altro è vero che una buona parte delle situazioni spiacevoli in cui ci ficchiamo ce le siamo procurate da soli, ma nessuno è perfetto e le disattenzioni, gli errori di valutazione o semplicemente le cavolate scappano a tutti. Eppure leggiamo sul giornale voci di aspro rimprovero quando qualcuno si perde su un sentiero di montagna, o resta bloccato su una via, e l’elisoccorso si fa pagare profumatamente per i suoi interventi. Non dico che non sia giusto calcare il tasto della prudenza, anche punendo le avventatezze eccessive, ma c’è comunque una fetta importante di vita che sfugge al nostro rigoroso controllo. Invece “se l’è cercata” è il commento più diffuso.

Per questo mi aspettavo qualche rimprovero dai vigili, magari pacato, magari camuffato da raccomandazione. E invece niente: non hanno detto una parola. Non era loro compito sgridare, essi erano lì per salvare. E che consolazione sentirsi salvati senza se e senza ma! Che sollievo poter accantonare i sensi di colpa, figli più dell’orgoglio che del pentimento, per lasciarsi rassicurare senza riserve.

L’aiuto vicendevole riempie il cuore di una gioia traboccante, colma di pienezza ogni interstizio del cuore. Fare qualcosa gli uni per gli altri è la chiave della felicità. Stavo per scrivere “è il segreto”, ma non è un segreto: lo sappiamo da almeno 2000 anni che è così, e la bellezza indiscutibile dei vigili del fuoco, coloro che aiutano, per antonomasia, ne è la prova vivente sotto i nostri occhi.

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