Cosa videro i Padri di Costanza in Martino V. 600 anni dopo

di una severa lezione che la Storia non ha ancora terminato di impartire.

Comincio di seguito la traduzione, riservandomi di completarla nei prossimi giorni.


di Giacomo, vescovo di Lodi
Incomparabile e solennissima Orazione
prima dell’ingresso degli Elettori in Conclave
l’8 novembre dell’anno 1417
nel pubblico contesto del Concilio Ecumenico
nella santa Chiesa Cattedrale di Costanza
alla presenza dell’

Imperatore Sigismondo

indirizzata al chiarissimo Collegio degli Elettori del nuovo Pontefice
e intitolata

L’ideale del Sommo Pontefice più adatto

da eleggersi
nel Concilio di Costanza

(testo tratto da antichissimi codici manoscritti
risalenti a Cesareo di Vienna e a Ducali di Braunschweig)

Nel nome di Gesù Cristo, Scegliete il migliore.

Visto che ci è data l’opportunità di riparare a una tanto universale rovina, ovvero impelle la necessità di porre rimedio alle ferite della Santa Chiesa, a voi, Signori, che con l’assistenza diuturna [di Dio] state per eleggere il sommo pastore, mi preme di raccomandare: scegliete il migliore.

E così “scegliete il migliore”, si legge in IV Reg. 10.

All’inizio del nostro sermone invocheremo quell’esimia Vergine, supereccellente e ottimissima, che il Signore elesse e predilesse prima dei secoli, perché piena di clemenza intervenga per noi e ci sia propizia. Saluteremo anzitutto lei, dicendo con l’Angelo: Ave, Maria, piena di grazia ecc…

Scegliete il migliore

Celeberrimi Padri e Signori di fede provata e retta. Quanto queste parole siano adeguate alle Vostre riverenze, quanto convenientemente vi si addicano appare in modo a dir poco trasparente a ogni persona intelligente. Perché anche se avessi deciso di non voler dire altro, basterebbe l’aver detto a uomini eruditissimi come voi “Scegliete il migliore”.

E quindi, poiché dovrà sopportare molti gravi pesi, si richiede che sia molto forte,

perché discetti di questioni profonde lo si dica parecchio dotto,

agli ardui pericoli delle guerre si dovrà esporre un uomo assai risoluto,

visto che dovrà pagare ingenti spese si richiederà che sia tanto ricco.

E certo è opportuno così: che soprattutto per quelli che sono i compiti della santificazione venga scelto il migliore.

E se anche il compito sembrerà superiore al dato naturale – perché è già difficile trovare uno che sia senza difetti, e perciò né ottimo né migliore ma semplicemente buono – tuttavia data l’urgente crisi che ci è addosso, che sarà arduo risolvere, non dovete scegliere uno qualunque ma il migliore.

Certamente, il compito di scegliere è cosa che spetta al vostro sacro collegio.

Che però eleggiate il migliore, invece, è cosa che riguarda neanche solo la Chiesa, ma conviene a tutto il mondo.

E poiché è facile vedere quanti e quali sprechi abbiate avuto sotto gli occhi – rovina esiziale, con cui alcuni nostri farisei e sommi Pontefici ormai da quasi otto lustri razziano il gregge del Signore – se volete rimuoverli di mezzo alla Chiesa, considerate attentamente quali costoro erano stati. E non scegliete uno così, per carità, ma migliore.

Passando allora in rassegna tanto quelli che in tanto vertice di sublimità si sono avvicendati quanto pure quelli che potranno avvicendarsi, non vogliate rinnovare l’errore dei precedenti Pontefici, che invece intendete purgare. Quindi non sceglietelo simile a quelli, ma – per carità – migliore.

E così, come si evince chiaramente dalla dichiarazione XXIII al cap. 2, colui che viene preposto agli altri come pastore dev’essere per natura prudente,

docile,

temperante in tutto,

casto quanto alla vita,

sobrio a tavola,

che diffidi sempre del proprio ingegno,

umile,

benigno,

pio,

giusto

e misericordioso,

formato nella legge del Signore,

cauto nei sensi delle Scritture

ed esercitato nelle sacre dottrine.

continua…

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