Cosa videro i Padri di Costanza in Martino V. 600 anni dopo

Ci si potrà chiedere che cosa i Padri di Costanza abbiano mai visto in Oddone Colonna, per decidere dopo tre giorni di conclave di far convergere su di lui i voti necessari a farne il nuovo Papa, che tutti speravano capace di pacificare la cristianità latina. E qui torna in ballo l’amico Marco – la narrazione della cui famiglia sembra La pazza storia del mondo, di Mel Brooks – che anche per il Concilio di Costanza mi ha tirato fuori un suo incredibile (ma vero!) antenato. E guarda caso non solo era noto, ma si trovava pure dove accadeva la storia, ossia a Costanza. Non faceva l’usciere, bensì era uno dei Padri del Concilio – il vescovo Giacomo di Lodi, per la precisione – e proprio a lui toccò il compito di pronunciare l’omelia della messa prima dell’inizio del Conclave. Quella messa, cioè, che oggi chiameremmo “Pro eligendo Pontifice”. Del suo antenato lo stesso Marco mi ha tracciato un profilo, che premetto al testo per permettere al lettore di meglio raffigurarsi il personaggio, l’uditorio, l’ora, il contesto.


di Marco Rapetti Arrigoni

Giacomo Arrigoni nacque nel 1368 in Val Taleggio, terra avita della nobile famiglia Arrigoni. In giovane età entrò nell’Ordine Domenicano, compiendo gli studi di scienze sacre, distinguendosi per diligenza e vita esemplare. Tra il 1395 e il 1397 fu lettore presso i conventi domenicani di Milano, Genova e Piacenza. Nel 1405 fu nominato magister regens di teologia presso l’Università domenicana di Bologna. Distintosi come valente predicatore, Papa Innocenzo VII lo chiamò a Roma e lo nominò maestro del sacro palazzo nel 1406. Il 26 febbraio 1407 Papa Gregorio XII lo nominò Vescovo di Lodi e nello stesso anno fu inviato come Nunzio Apostolico a Praga in Boemia, dove conobbe l’imperatore Venceslao e il fratello Sigismondo, esortandoli ad adoperarsi per porre fine allo scisma. I rapporti cordiali con Venceslao si rafforzarono al punto che nel febbraio 1409 l’imperatore lo nominò conte e commensale (reca la data del 18 febbraio 1409 «il privilegio concesso da Vincislao, re de’ Romani, al venerabile Iacopo vescovo di Lodi, conte Arrigoni da Taeggio, territorio milanese, familiare e continuo suo comensale, divoto, diletto. In vigore di detto privilegio, potrà il medesimo vescovo co’ suoi consanguinei maschi e legitimi usare dell’arme, o plenodia, con aquila in mezzo, secondo vien descritta affinché possano distinguersi fra gli altri servitori della Maestà sua») e assegnò titoli e terre ai suoi famigliari, che divennero feudatari della Val Taleggio. Nel 1409 fu inviato da Gregorio XII come osservatore al Concilio di Pisa, che abbandonò nel momento in cui i vescovi ivi riuniti procedettero ad eleggere l’antipapa Alessandro V. Il 20 Novembre 1413 il vescovo Giacomo, d’intesa con il signore della città Giovanni Vignati, invitò l’imperatore Sigismondo a Lodi affinché si incontrasse con l’antipapa Giovanni XXIII. I due entrarono solennemente nella città il 3 dicembre 1413. Per risolvere lo scisma l’Imperatore impose a Giovanni di convocare un Concilio generale della Chiesa a Costanza per l’anno successivo, cosa che il Cossa fece a malincuore emanando la bolla Ad Pacem il 9 dicembre dello stesso anno. Gregorio XII, tenuto al corrente degli eventi dall’Arrigoni, avvallò l’iniziativa pur non approvandola formalmente. Nel novembre 1414, giunti i padri conciliari a Costanza, Giacomo fu nominato predicatore e segretario del Concilio su richiesta di Sigismondo. Tenne numerose orazioni e sermoni, adoperandosi con tutte le forze per la condanna dell’eretico Jan Hus, contro il quale pronunciò il duro sermone che ne precedette la condanna; subito dopo Hus fu riconosciuto colpevole di eresia e condannato. Pronunciò anche il sermone che precedette la condanna di Girolamo da Praga, seguace di Hus, esortandolo a ritrattare le sue dottrine eretiche per avere salva la vita.

Ritratto a fresco del Vescovo di Lodi Giacomo Arrigoni, Convento di San Domenico, Lodi.

Nel 1415 fu inviato come Nunzio Apostolico in Inghilterra per vigilare sul corretto svolgimento del giubileo indetto a Canterbury per quell’anno.

Svolse un ruolo attivo nell’elezione del nuovo Pontefice, dopo l’arresto e la deposizione dell’antipapa Giovanni XXIII e la rinuncia spontanea di papa Gregorio XII: l’8 novembre 1417, prima che i cardinali entrassero in conclave, l’Arrigoni pronunciò una solenne ed accorata omelia invitando i porporati a scegliere la persona migliore per l’unità della Chiesa. Dinnanzi allo scisma che affliggeva la Chiesa dal 1378, Arrigoni sostenne che il nuovo Papa dovesse essere un uomo di grandi virtù, pio, sincero, giusto, di costumi integerrimi, libero da vincoli di parentela e di amicizia come dalla bramosia di ricchezze e potere, benevolo ma rigido contro le eresie. Egli invitava ad eleggere un vero pastore d’anime, capace di esercitare la guida delle anime sul modello di San Gregorio Magno. Inoltre elogiava l’imperatore per tutto l’impegno profuso nel risolvere i problemi da cui era afflitta la Chiesa, sforzo che sarebbe stato reso vano da un’elezione non in grado di dare alla cristianità un Pontefice preparato e degno.

Per i suoi grandi meriti Papa Martino V, in accordo con l’Imperatore Sigismondo, lo nominò Vescovo di Trieste il 10 gennaio del 1418, come attestato di gratitudine per la sua opera durante il Concilio («1417. XLIX. Frater Iacobus Laudensis, magister sacri palatii, ordinis sancti Dominici sue praedicatorum a Laodensi sede ad Tergestinam traslatus, cui de consensu consilii majoris ex redditibus episcopalibus per duos commisarios trasmissi fuere aurei quinquaginta. Constantiam usque tempore concilii pro expensis sibi faciendis, donec novus pontifex eligeretur contra schisma trium pontificum, quibus depositis Martinus V. electus fuit»). Il rapporto con la sua nuova diocesi fu molto travagliato. Mentre l’Arrigoni era ancora a Costanza ricevette cinquanta ducati dalle rendite del Vescovato triestino, prima di prendere possesso della diocesi ed essendo ancora vescovo di Lodi. Quando Giacomo venne nominato vescovo di Trieste da Martino V, aderendo ai desideri del Papa, conservò anche il titolo di Lodi, deputando per amministratore della diocesi lodigiana il milanese Gerardo Londriano, canonico di Pavia. È dunque probabile che l’Arrigoni, prevedendo le difficoltà del suo ingresso a Trieste, avesse deciso di tenere per qualche tempo le due sedi, sopperendo alle spese del viaggio e del soggiorno a Costanza con le rendite di Lodi e di Trieste. Nonostante questa fosse prassi comune tra i vescovi, il Capitolo di Trieste si oppose strenuamente all’ingresso del nuovo vescovo, accusandolo di depredare la città e rivendicando il diritto di prendere parte al processo di nomina del vescovo. La spedizione dei cinquanta ducati fatta dai commissari triestini sembrerebbe confermare che il Comune non appoggiasse  l’opposizione del Capitolo, non ponendo ostacoli all’ingresso del vescovo. A causa dell’opposizione del Capitolo alla sua nomina, Arrigoni non poté prendere possesso della cattedra e si rifugiò nella vicina Muggia. Nell’inverno del 1424 il vescovo Giacomo, stanco di lottare e impedito nel governare la sua diocesi, ottenne da Papa Martino V di essere trasferito, venendo nominato Arcivescovo di Urbino l’11 dicembre 1424. Ad Urbino, dopo dieci anni di tranquillo episcopato, Giacomo spirò il 12 settembre 1435.


Marco mi ha pure fornito le pagine del documento1Hermann von der Hardt, ‪Magnum Œcumenicum Constantiense Concilium De Universali Ecclesiæ Reformatione, Unione Et Fide, Helmstedt, 1697‬,‪ 931-945.‬ ed è per me un onore particolare ospitarle su Breviarium, in onore di Martino V e

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Hermann von der Hardt, ‪Magnum Œcumenicum Constantiense Concilium De Universali Ecclesiæ Reformatione, Unione Et Fide, Helmstedt, 1697‬,‪ 931-945.‬

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