Gli arcangeli nella Commedia (…e il mistero di Michele)

Raffaele

L’arcangelo Raffaele è comunemente identificato nell’angelo che siede a guardia della Porta del Purgatorio con una spada risplendente in mano.

Dante gli chiede umilmente di lasciarlo passare:

Antonio del Pollaiolo, Tobia e l’Angelo

Divoto mi gittai a’ santi piedi;
misericordia chiesi e ch’el m’aprisse;
ma pria nel petto tre fiate mi diedi.
Sette P nella fronte mi descrisse
col punton della spada, e «Fa’ che lavi,
quando se’ dentro, queste piaghe!» disse.

Poi estrae dalla veste le due chiavi ricevute da san Pietro e apre la “porta sacrata”.

La funzione di questo angelo è significata dal suo nome, Raphael, che in ebraico significa “Dio è medicina”, “Dio guarisce”, e getta luce sul vero significato del Purgatorio, che è una… clinica di disintossicazione, non il pagamento di una tassa. I suoi abitanti si sono pentiti in vita e quindi sono salvi, ma il peccato ha lasciato un segno nella loro anima: la tendenza al vizio. Un alcoolizzato pentito mantiene l’inclinazione al bere, i bugiardi alla menzogna, etc. Il peccatore pentito è comunque insomma un intossicato. Il Purgatorio serve a staccarsi dal vizio e comporta una pena temporale, ma proprio per distruggere tale vizio.

Come ogni clinica che si rispetti ha quindi il suo primario, che è appunto l’angelo seduto sulla soglia, Raffaele (“Dio guarisce”), al quale spetta precisamente di formulare la diagnosi e prescrivere, per così dire, la cura per le anime dei peccatori.

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