Dante, Cacciaguida e il misterioso “novenne”

Che il Poeta-Viatore si presenti come novenne, cioè come “nato” il 1o maggio 1283 non fa difficoltà: egli è “nato” in quel giorno, perché in quel giorno (V.N. III) per la prima volta ottiene il saluto di Beatrice, e in quella sera gli è rivelato che Beatrice accetta il suo cuore: allora dunque ha inizio per Dante la sua “vita nuova”.

E non fa difficoltà neppure il fatto che nel passo in questione Dante parli di sé in terza persona («colui che impresso fue» etc.): troppo grandi cose si profetizzano di lui, perché egli non debba evitare quel diretto autoproporsi di un io che apparirebbe inevitabilmente presuntuoso.

Un insigne esempio di simile oggettivazione dell’io viene offerto a Dante (che ne ripete i termini in Pd I, 73-75) da San Paolo (II Cor. XII, 2-5) quando questi narra del suo rapimento usque ad tertium cælum. Ma non mancano altri esempi: dal “demone” dell’Apologia di Socrate al “fanciullino” del Pascoli, dal “genio” dell’antica credenza romana al “genio” manzoniano del Cinque Maggio. Del resto, simili oggettivazioni dell’io si incontrano anche nella Vita Nuova, p. es. nel dialogo fra gli spiriti vitali, nei comandi impartiti da Amore, nella “intelligenza nova” del sonetto Oltre la spera.

In quanto poi al dantesco attribuirsi di essere stato impresso, nascendo, dall’influsso marziano (v. 76-77, sopra citati), basti ricordare che, durante la gestazione del nascituro poeta, attraversò il segno dei Gemelli (il segno di Dante, Par. XXII 112 sgg.) una cometa di natura marziana1Tale secondo gli astrologi del tempo: cfr. l’Opus Maius di Ruggero Bacone, pars IV, astrologia (vol. primo della edizione Bridges 1897, p. 385). (il “nascendo” del v. 77 ha senso durativo); e così pure nel medesimo periodo Marte stesso occupò per due volte quel segno; e inoltre alla sua nascita2Che fu a parer nostro esattamente il 1o giugno 1265. il Sole era congiunto con Betelgeuse, la Spalla di Orione, di natura mercuriale e marziana3Così secondo il classico Claudio Tolomeo (Previsioni astrologiche I ix 20). che dev’essere considerata dal Poeta come la sua stella (cfr. Inf. XV 55).

Siffatta presenza degli influssi di Marte culmina con la vocazione profetica a lui significata in quel ciclo dal suo avo crociato, ma si estende a rappresentare e significare valori spirituali di fondamentale importanza nella vita e nell’opera del Poeta: in particolare e soprattutto, la sua scelta di Amore.

Non è possibile qui neanche riepilogare la lunga discussione circa la “natura di amore”, che riempie la poesia d’oil e di oc e poi quella italiana, in quei secoli. Soltanto teniamo presente quel che dice di amore il “primo amico” dell’Alighieri, quel Guido Cavalcanti imbevuto di averroismo e non alieno dagli ambienti catari, nella canzone Donna me prega: essere amore pulsione malefica, radiazione tenebrosa di Marte: ed è dottrina coerente con il catarismo (per il quale un sentimento che abbia o possa avere riflessi corporei non può risalire se non al “principio del male”) e con l’averroismo (che riduce l’uomo e ogni umana manifestazione a pura animalità, consegnando le attività razionali a una gelida entità lunare, ritenuta Intelletto puro, unico e separato).

Ma al cattolico Dante, istruito della trascendentale bontà dell’essere, simili dottrine dovettero apparire eretiche, inumane e blasfeme; e si dovette dissociare dal suo “primo amico”. Senonché, Dante non può negare, sommariamente, la proposizione cavalcantiana su la drammaticità dell’autentico amore, legata dunque al coefficiente marziano di questo. E allora, se vuole che Amore, pur così connotato, risalga anch’esso ad una (in definitiva) immensamente benefica volontà provvidenziale di Dio (e non a qualche Ahrimane manicheo o simili), deve accettare quel coefficiente marziano attraverso un ideale di Amore nel quale si privilegi non la gratificazione ma il sacrificio, non le tenerezze ma la fedeltà, non il rifiuto del dramma, ma il farsi attivo e cosciente protagonista di esso.

Siffatta concezione comporta poi disponibilità a più alto servizio, anch’esso adombrato in simboli astrologici: il servizio profetico. Come abbiamo or dianzi accennato, la “stella” di Dante, Betelgeuse, emette influssi mercuriali, oltre che marziali; e il segno dei Gemelli, cui il Poeta attribuisce tanto merito, è stato caricato, nei mesi antecedenti alla nascita, di influssi marziali, mentre per sua natura è mercuriale (l’astrologia lo ritiene “domicilio” di Mercurio; e questo pianeta ivi si trovò alla natività del Poeta). Dante inoltre teorizzando nel Convivio (II xiii 20-24) su gli influssi di Marte, formula una dottrina tutta sua, della quale non abbiamo trovato altrove l’equivalente, attribuendo a Marte analogia «nelle parole armonizzate e ne li canti». Attesoché l’influenza mercuriale riguarda l’uso abile razionale e persuasivo della parola, gli influssi ora accennati, di Mercurio e di Marte sommati insieme, portano Dante a concludere confermando la sua missione di Poeta-Profeta, di militanza realizzata con la parola poetica. Egli cioè, conoscendo che si avvicinano le crisi ultime della storia umana, i tempi nei quali per il cristiano sarà più dura (e più splendida) la testimonianza della Fede, avverte di aver ricevuto da Dio una missione analoga a quel che fu Tirteo per gli Spartani, o Ezechiele per gli Ebrei deportati in Babilonia. Ed è questa, precisamente, la missione che Virgilio confusamente gli descrive nella profezia del Veltro, che Beatrice più estesamente spiega nella profezia del DXV, e di cui infine Cacciaguida lo investe nel canto centrale del Paradiso.

Così le conoscenze astronomiche e le dottrine astrologiche non sono per Dante né fine a se stesse né volgare cabala superstiziosa, bensì egli le usa per significare, in termini oggi inusitati, una eroica posizione morale che vale sempre, e che oggi egli può insegnare anche a noi.

 

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Note   [ + ]

1. Tale secondo gli astrologi del tempo: cfr. l’Opus Maius di Ruggero Bacone, pars IV, astrologia (vol. primo della edizione Bridges 1897, p. 385).
2. Che fu a parer nostro esattamente il 1o giugno 1265.
3. Così secondo il classico Claudio Tolomeo (Previsioni astrologiche I ix 20).

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