Il cazzotto del barbone: quando fare la carità diventa difficile

Ci sono condizioni di vita che scarnificano, abradono via ogni scorza di menzogna, buona o cattiva, ogni ipocrisia di protezione, ogni manierismo di facciata. A volte la chiamano follia, tanto è acida la verità che ci viene posta davanti senza filtri.
Un clochard a Milano, in via Marghera, rovistava in un martedì qualunque dentro un bidone dell’immondizia. Un bancario passa, lo vede, prova pietà, vuol fare qualcosa. Allora apre il portafoglio, tira fuori 5 euro e glieli porge. Ma il clochard si infuria inaspettatamente. I due discutono, il barbone sferra un pugno, l’altro gli dà una spinta. Una caduta scomposta all’indietro, la testa che batte sul marciapiede e il barbone finisce in coma. Disperazione del bancario, ricoverato anche lui per l’agitazione su un cuore già con qualche patologia cardiaca pregressa.
Perché?
Non lo sappiamo, ogni cuore è un insondabile mistero, ogni mente un incomprensibile groviglio. Possiamo fare qualche discorso generale, lasciando in pace questi due uomini, venuti a collisione in modo così improvviso, travolti da una catena di reazioni reciproche dagli esiti infausti. Su di loro, possiamo e dobbiamo solo tacere lo sgomento, immaginandoci la disperazione di trovarsi carnefici mentre si voleva essere samaritani. Cercare di essere buoni e generare cose cattive. Desiderare il bene altrui e procurarne il male.
È ahimé solo una esemplificazione della condizione umana, questa vissuta dai due: un bisognoso che non sa esprimere il suo bisogno e un benefattore che non sa come fare il bene. Nel confronto tra i due, scoppia la guerra.
Molti barboni non sono tali per motivi prettamente economici, o certamente non solo: tra di essi esiste una marea di diseredati senza speranza, che non si sentono più di appartenere al genere umano e non sanno nemmeno più come si fa a porsi in relazione.
I senza tetto in Italia sono oltre 50mila: l’85,7% sono uomini, il 58,2% sono stranieri, il 75,8% ha meno di 54 anni.
Già su queste tre percentuali ci sarebbe da riflettere lungamente: gli uomini sono forse meno protetti contro le avversità aspre della vita, sono meno aiutati dalle strutture statali rispetto alle donne, le quali spesso si accompagnano anche a figli minori e quindi hanno più diritti all’accoglienza dagli enti preposti. Forse gli uomini sanno anche reagire con meno umiltà delle donne alle prove più dure, si rinchiudono in una piccata solitudine, accettano meno facilmente l’aiuto, soprattutto se non percepito come rispettoso della loro dignità. Forse c’è anche il fatto che le donne disperate cedono all’“opportunità” che gli uomini non hanno della prostituzione: vendono se stesse per campare.

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